Utilità dei sottodomini nei siti multilinguePoniamo poi il caso che amministriate da anni il sito www.nomesito.com e che decidiate di estenderne l'attività anche in altre nazioni oltre a quella originaria (l'Italia). Se non utilizzate un sistema di IP country filtering , non di facilissima attuazione e comunque costoso, dovrete attivare un nome a dominio per ogni singola nazione (e lingua) di riferimento; il sito francese si chiamerà www.nomesito.fr, il sito tedesco www.nomesito.de, il sito inglese www.nomesito.co.uk e così via. Ma poniamo che questi nomi a dominio non siano più liberi o che non siano più liberi anche solo uno o solo alcuni di questi nomi a dominio. Che fare? La risposta è semplice: creare dei sottodomini in cui l'estensione sia posta all'inizio dell'URL. Il sito francese si chiamerà dunque http://fr.nomedelsito.com , quello tedesco si chiamerà http://de.nomedelsito.com e così via. Utilizzando semplicemente dei sottodomini, si aggira l'ostacolo rappresentato dall'impossibilità di comprare dei country domain perché già utilizzati; tenete inoltre conto del fatto che normalmente le estensioni nazionali (.fr, .de, .co.uk, co.jp etc) non possono essere comprate da cittadini o società che non risiedono in quello Stato. Con i sottodomini, questo problema viene cancellato, oltre a evitare di spendere centinaia di Euro per l'acquisto dei singoli nomi a dominio esteri. Nessuna difficoltà di realizzazione Per chi non fosse già sufficientemente esperto nell'amministrazione dell'hosting del proprio nome a dominio, ricordiamo che non è affatto difficile creare dei sottodomini , anche se è leggermente più complesso che creare delle sottodirectory. Per creare dei sottodomini bisogna intervenire sui DNS (

L' ‘indipendenza' dei sottodominiVeniamo ora ai motori di ricerca e chiediamoci: "I motori di ricerca danno lo stesso 'peso' a un sottodominio rispetto a una sottodirectory?" La risposta è "No" .Un sottodominio è infatti considerato un URL indipendente dal suo dominio di secondo livello, mentre lo stesso non può dirsi della sottodirectory , che è considerata semplicemente una 'pagina' del sito e ha quindi un 'peso' inferiore.Per questo motivo, mentre sottoporre dieci sottodirectory dello stesso URL all'attenzione di un motore di ricerca può essere considerato spamdexing (ovverosia un tentativo di essere indicizzati 'oltre' ciò che è considerato giusto dal search engine ), è considerato lecito sottoporre dieci sottodomini . E' ovvio che i sottodomini debbono avere ciascuno un contenuto radicalmente differente dall'altro e dalla home page che li sottende. Il contenuto di http://rastrelli.nomesito.com dovrà quindi essere differente da http://fiori.nomesito.com . Anche le directory, una volta verificata la differenza di contenuto, saranno più disposte ad accettare i sottodomini come URL indipendenti rispetto all'URL principale, mentre non considereranno mai indipendente una sottodirectory. La facilità di memorizzazione dei sottodomini Spesso le sottodirectory sono più difficili da ricordare dei sottodomini . Anche nel caso in cui la sottodirectory contenga solo la keyword che ci interessa ("rastrelli") e non sia 'confusa' fra codici, numeri, punti di domanda, etc. (come spessissimo accade soprattutto nelle pagine dinamiche), è evidente che le sottodirectory hanno un difetto che non hanno i sottodomini e cioè la difficoltà di fare ricordare l'estensione delle pagine. Mentre un sottodominio ha l'estensione dell'URL principale, una sottodirectory deve avere
Abbiamo visto l'importanza del nome a dominio per una buona indicizzazione e un buon posizionamento di un sito, ma – come già detto – i siti vengono indicizzati e posizionati per pagine web. Nei risultati di ricerca di un search engine non sono presenti “siti”, ma “pagine di siti”. Ogni pagina ha ovviamente un indirizzo web (un URL) differente dall'altra. Ma come debbono essere compilati questi indirizzi? Come debbono essere scritti? In questa lezione cercheremo di mostrare come debbono essere scritti questi URL, puntando l'attenzione su un argomento molto importante, ovverosia la differenza fra i sottodomini e le sottodirectory.Qual è la differenza fra un sottodominio e una sottodirectory? Una sottodirectory appare così : http://www.nomesito.com/rastrelli.html Un sottodominio appare così : http://rastrelli.nomesito.com E' evidente che un sito che abbia più di una pagina deve avere, oltre alla home page, delle sottodirectory o dei sottodomini in cui inserire il contenuto delle proprie pagine.Cercheremo di dimostrare che scegliere i sottodomini invece delle sottodirectory è una soluzione migliore e non solo per motivi di ottimizzazione e indicizzazione di un sito. I sottodomini vengono 'visti' prima E' nota l'importanza di avere, nell'URL del sito, delle parole-chiave attinenti con il contenuto della pagina. Questa premessa è a monte rispetto a qualsiasi considerazione in merito ai sottodomini e alle sottodirectory. Le pagine di un sito possono essere nominate in qualsiasi maniera, anche con un semplice numero o con un codice, ma si tratta senza dubbio di uno 'spreco' di possibilità, sia in termini di indicizzazione del sito nei motori di ricerca e nelle
La semplicità ‘paga'. Su questo non c'è alcun dubbio. Il fatto che spesso si trovino domini ‘astrusi' meglio posizionati su alcune keyword rispetto a domini come quello di cui sopra è dovuto semplicemente al fatto che le due pagine hanno per il motore di ricerca un peso ‘diverso'; possono essere linkate diversamente, possono avere contenuti diversi, possono essere scritte diversamente (la ‘pulizia' dell'html è sempre più importante, come vedremo) etc. Quindi non bisogna farsi ingannare da ‘evidenze empiriche' e fuorvianti.Il nostro consiglio è quindi quello (ancora valido nonostante molti dicano che non lo sia più) di scrivere gli indirizzi interni di un sito in maniera comprensibile per un motore di ricerca, attinente ai contenuti del sito (se la pagina non parla di mazze da baseball usate ma di confetture all'albicocca, quell'indirizzo sarà ‘controproducente') e di immediata comprensione anche per un navigatore (quindi: per la ‘macchina' e per ‘l'uomo') . E' bene infatti sottolineare il fatto che l'utilizzatore di un motore di ricerca (il ‘ searcher ') sta diventando sempre meno distratto. Se un tempo si cliccavano ‘automaticamente' il primo o i primi risultati di una qualunque query , adesso si fa più attenzione sia al titolo sia alla descrizione sia all'indirizzo stesso e, dal momento che normalmente accedono a un sito più utenti da pagine secondarie rispetto che dalla home page (parliamo qui di accessi attraverso motori di ricerca, ovviamente), è evidente che questi url debbano immediatamente far capire all'utente di che cosa tratta la pagina. Alcuni sostengono che indirizzi troppo ‘perfetti' (come ne caso
Molti ancora si chiedono se è meglio separare le parole contenute all'interno di un nome a dominio con dei ‘trattini'. C'è da dire che negli ultimi tempi le cose sono cambiate e molti si sono accorti che mettere dei trattini non è affatto sempre conveniente. La ‘moda' dei trattini nacque insieme con la credenza (di fatto sostenibile) che i motori di ricerca privilegiassero i domini che separavano le parole con dei trattini, nel caso in cui queste parole fossero cercate in una query del motore di ricerca. Quindi, se un searcher avesse cercato su un motore di ricerca: “o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, l'idea era che sarebbe stato privilegiato questo dominio “o-mangi-questa-minestra-o-ti-butti-dalla-finestra” piuttosto che questo “omangiquestaminestraosaltidallafinestra”. Forse una volta le cose stavano effettivamente così. Adesso non più. Per non parlare del fatto che sono sempre più rari i ‘keyphrase-domain” che possano avere una qualche utilità economica . Anche in questo caso, i migliori domini sono tutti stati già occupati, o da società che si occupano effettivamente dell'argomento in questione (per esempio: “mutuixonvenienti, finanziamentilavoro, vacanzemontagna, trovareimpiego, etc.) o da società che si occupano di ‘occupare' i domini e poi di rivenderli a chi si occupa o si vuole occupare di quel business (una pratica nata agli albori di Internet e che continua ancora oggi). La tendenza più recente è quindi quella di non puntare eccessivamente alla ‘semanticità' del dominio di secondo livello, quanto piuttosto di dare vita a un ‘bel' nome a dominio, con tutte le caratteristiche tipiche dei ‘bei nomi', nati
In questa lezione, cercheremo di affrontare un tema a nostro avviso molto importante e, purtroppo, fortemente sottovalutato anche da grandi esperti di SEM ( Search Engine Marketing ) e SEO ( Search Engine Optimization ). Quanto deve essere lungo un nome a dominio? E' meglio avere un nome a dominio lungo o corto? I domini lunghi sono migliori per i motori di ricerca, ma sono meno graditi agli utenti? L'argomento è molto interessante perché mette in comunicazione le tecniche di ‘naming' (quale nome dare a prodotti, società e servizi) e quelle di SEO ( Search Engine Optimization ) e SEM ( Search Engine Marketing ). Diciamo subito – come già spiegato in una precedente lezione - che per il nome a dominio, la brevità è senza dubbio una grande qualità. e questo è oggi più valido che in altri tempi e per una semplice ragione; prima della nascita di Internet, la decisione di che nome dare a una società, a un prodotto o a un servizio era certamente più semplice; in primo luogo perché nel mondo dell'offline ci possono essere migliaia di società con lo stesso nome e di fatto ci sono. Quanti TecnoLab ci sono al mondo? Migliaia. Ma quanti TecnoLab.com ci sono al mondo? Soltanto uno, perché – per forza di cose – i domini debbono essere univoci. Il primo problema che deve quindi affrontare chi dà vita a un nuovo sito-società è quello di trovare un nome a dominio disponibile, una cosa sempre più difficile ovviamente col passare del tempo; l'ICANN ha
Pochi ancora oggi sanno quanto può essere importante il nome del proprio sito web e per nome intendiamo il nome a dominio di secondo livello; per esempio: Google.com, Yahoo.com, Html.it, sono tutti nomi a dominio di secondo livello (i domini di primo livello sono .com, .net, .biz etc) e una scelta ragionata di un nome a dominio può essere veramente un fattore discriminante per decretare un maggiore o minore successo di un sito web.I motivi per cui bisogna prestare molta attenzione nella scelta di un nome e dominio sono diversi e possono essere ‘racchiusi' nei seguenti: •  un nome a dominio deve essere ‘attraente' per l'utente e quando dico attraente intendo dire che deve avere il minor numero di difetti.•  un difetto grave (tranne poche eccezioni da ‘ marketing studies ') è l'eccessiva lunghezza ; •  un difetto grave è la difficoltà di memorizzazione (che spesso prescinde dalla lunghezza); •  Un difetto grave è la possibilità di mistyping , ovverosia la possibilità di non ricordarsi il modo in cui si scrive il nome a dominio, pur noi ricordandoci benissimo il nome. Tipici sono i casi degli inglesismi per nomi a dominio italiani (la doppia o che si legge u) oppure dell'inserimento di numeri (just4you), o ancora l'inserimento di trattini (just-for-you). •  Un difetto grave è la mancata presenza nei principali domini di primo livello (i ‘suffissi: .com, .it). Acquistare un dominio con suffisso .biz può essere una buona idea ma solo se già si è proprietari dell'estensione .com . In caso contrario gli utenti che
La differenza fra i motori di ricerca e le directory (prima parte) La conoscenza della differenza fra un motore di ricerca e una directory è fondamentale per chiunque voglia migliorare la visibilità del proprio sito o sei propri siti in rete.Molto spesso, alcune directory vengono definite ‘motori di ricerca' e altre volte anche alcuni motori di ricerca vengono definite ‘directory'. La differenza principale è tecnica, ma questa differenza tecnica ha ovviamente delle ripercussioni importantissime in fase di indicizzazione (termine usato preferibilmente per i motori di ricerca) o di inserimento (termina usato preferibilmente per le directory).Che cosa è una directory?Una directory non è altro che un sito web che distingue, raccoglie e descrive altri siti web . Yahoo per esempio nasce come directory, anche se è sempre stato chiamato da molti ‘motore di ricerca' e questo perché la finalità dei motori di ricerca e delle directory è la medesima. (da qui nasce quindi la confusione). •  dal lato dell'utente, permettere un facile reperimento dei siti utili alle sue esigenze.•  dal lato del cliente, fare sì che il proprio sito o i propri siti siano visibili il più possibile nel World Wide Web – che conta ormai decine di miliardi di pagine – e non solo, che sia visibile per delle specifiche ‘parole-chiave' o ‘frasi-chiave' e non genericamente per utenti che potrebbero anche non essere interessati ai prodotti e/ ai servizi del sito o dei siti pubblicizzati (il traffico ‘generico' non è infatti considerato più per nulla interessante, ma rappresenta spesso solo una spesa in termini di
Chi usa Internet usa i motori di ricerca; i dati internazionali parlano di circa un 95%, ma ritengo che siano stime per difetto, è, infatti, inimmaginabile navigare il Web senza usare (anche ‘accidentalmente’) un motore di ricerca. Lo stesso non si può dire di tutti gli altri ‘tipi’ di siti; i portali, i market place, gli e-mall, le pagine bianche, gialle e via dicendo. I motori di ricerca sono il ‘cuore’ del web, perché chi naviga lo fa per cercare (prima di comprare o prima di non comprare, prima di sapere o di non sapere) e il modo più semplice per trovare ciò che ci importa è (attualmente) quello di usare un motore di ricerca. Allo stesso tempo, i motori di ricerca sono anche il ‘cuore economico’ di Internet perché i motori di ricerca sono stati riconosciuti, ormai da molti anni, come lo strumento più efficace ed economico (anche se non l’unico) per trovare nuovi clienti, per fidelizzare i vecchi e per recuperare quelli che si sono persi per strada. Purtroppo, il successo e l’affermazione dei motori di ricerca nel Web non sono stati seguiti da una rapida evoluzione dei meccanismi e dell’efficacia. Detto in poche parole, i
18 ottobre 2005 Video Search goes online Di Jacopo Gonzales Il 2005 è stato senza dubbio l'anno di una rivoluzione mediatica, cominciata già verso la fine del 2004, che ha visto come protagonisti i motori di ricerca ed il web in generale grazie all'introduzione del video search, vale a dire la ricerca di contenuti video. Secondo uno studio condotto da AccuStream iMedia Research per conto di Yahoo, nel 2005 saremo testimoni di una crescita del video content senza precedenti nella storia del web. Più nel dettaglio, passeremo dai circa 14 miliardi di video del 2004 ai circa 21 miliardi di contenuti video fruibili sul web entro la fine di quest'anno. Conti alla mano i video disponibili su internet superano di circa 3 volte le pagine web che Google contiene nel suo indice. Appare chiaro quindi il perché ormai moltissimi motori di ricerca abbiano spostato l'attenzione sul video search trovando ed implementando soluzioni innovative e di grande efficacia. L'accesso ai contenuti video fino a poco tempo fa era "esclusiva" degli utenti dei vari Peer-to-Peer sparsi per le rete, ma l'utente internet medio che a quelli non si rivolgesse aveva ben poche possibilità di localizzare video da scaricare o guardare in streaming direttamente da web. Ora che molti dei sistemi di file sharing stanno affrontando tempi durissimi,in quanto la maggior parte

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