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L' ‘indipendenza' dei sottodominiVeniamo ora ai motori di ricerca e chiediamoci: "I motori di ricerca danno lo stesso 'peso' a un sottodominio rispetto a una sottodirectory?" La risposta è "No" .Un sottodominio è infatti considerato un URL indipendente dal suo dominio di secondo livello, mentre lo stesso non può dirsi della sottodirectory , che è considerata semplicemente una 'pagina' del sito e ha quindi un 'peso' inferiore.Per questo motivo, mentre sottoporre dieci sottodirectory dello stesso URL all'attenzione di un motore di ricerca può essere considerato spamdexing (ovverosia un tentativo di essere indicizzati 'oltre' ciò che è considerato giusto dal search engine ), è considerato lecito sottoporre dieci sottodomini . E' ovvio che i sottodomini debbono avere ciascuno un contenuto radicalmente differente dall'altro e dalla home page che li sottende. Il contenuto di http://rastrelli.nomesito.com dovrà quindi essere differente da http://fiori.nomesito.com . Anche le directory, una volta verificata la differenza di contenuto, saranno più disposte ad accettare i sottodomini come URL indipendenti rispetto all'URL principale, mentre non considereranno mai indipendente una sottodirectory. La facilità di memorizzazione dei sottodomini Spesso le sottodirectory sono più difficili da ricordare dei sottodomini . Anche nel caso in cui la sottodirectory contenga solo la keyword che ci interessa ("rastrelli") e non sia 'confusa' fra codici, numeri, punti di domanda, etc. (come spessissimo accade soprattutto nelle pagine dinamiche), è evidente che le sottodirectory hanno un difetto che non hanno i sottodomini e cioè la difficoltà di fare ricordare l'estensione delle pagine. Mentre un sottodominio ha l'estensione dell'URL principale, una sottodirectory deve avere
Abbiamo visto l'importanza del nome a dominio per una buona indicizzazione e un buon posizionamento di un sito, ma – come già detto – i siti vengono indicizzati e posizionati per pagine web. Nei risultati di ricerca di un search engine non sono presenti “siti”, ma “pagine di siti”. Ogni pagina ha ovviamente un indirizzo web (un URL) differente dall'altra. Ma come debbono essere compilati questi indirizzi? Come debbono essere scritti? In questa lezione cercheremo di mostrare come debbono essere scritti questi URL, puntando l'attenzione su un argomento molto importante, ovverosia la differenza fra i sottodomini e le sottodirectory.Qual è la differenza fra un sottodominio e una sottodirectory? Una sottodirectory appare così : http://www.nomesito.com/rastrelli.html Un sottodominio appare così : http://rastrelli.nomesito.com E' evidente che un sito che abbia più di una pagina deve avere, oltre alla home page, delle sottodirectory o dei sottodomini in cui inserire il contenuto delle proprie pagine.Cercheremo di dimostrare che scegliere i sottodomini invece delle sottodirectory è una soluzione migliore e non solo per motivi di ottimizzazione e indicizzazione di un sito. I sottodomini vengono 'visti' prima E' nota l'importanza di avere, nell'URL del sito, delle parole-chiave attinenti con il contenuto della pagina. Questa premessa è a monte rispetto a qualsiasi considerazione in merito ai sottodomini e alle sottodirectory. Le pagine di un sito possono essere nominate in qualsiasi maniera, anche con un semplice numero o con un codice, ma si tratta senza dubbio di uno 'spreco' di possibilità, sia in termini di indicizzazione del sito nei motori di ricerca e nelle
La semplicità ‘paga'. Su questo non c'è alcun dubbio. Il fatto che spesso si trovino domini ‘astrusi' meglio posizionati su alcune keyword rispetto a domini come quello di cui sopra è dovuto semplicemente al fatto che le due pagine hanno per il motore di ricerca un peso ‘diverso'; possono essere linkate diversamente, possono avere contenuti diversi, possono essere scritte diversamente (la ‘pulizia' dell'html è sempre più importante, come vedremo) etc. Quindi non bisogna farsi ingannare da ‘evidenze empiriche' e fuorvianti.Il nostro consiglio è quindi quello (ancora valido nonostante molti dicano che non lo sia più) di scrivere gli indirizzi interni di un sito in maniera comprensibile per un motore di ricerca, attinente ai contenuti del sito (se la pagina non parla di mazze da baseball usate ma di confetture all'albicocca, quell'indirizzo sarà ‘controproducente') e di immediata comprensione anche per un navigatore (quindi: per la ‘macchina' e per ‘l'uomo') . E' bene infatti sottolineare il fatto che l'utilizzatore di un motore di ricerca (il ‘ searcher ') sta diventando sempre meno distratto. Se un tempo si cliccavano ‘automaticamente' il primo o i primi risultati di una qualunque query , adesso si fa più attenzione sia al titolo sia alla descrizione sia all'indirizzo stesso e, dal momento che normalmente accedono a un sito più utenti da pagine secondarie rispetto che dalla home page (parliamo qui di accessi attraverso motori di ricerca, ovviamente), è evidente che questi url debbano immediatamente far capire all'utente di che cosa tratta la pagina. Alcuni sostengono che indirizzi troppo ‘perfetti' (come ne caso
Molti ancora si chiedono se è meglio separare le parole contenute all'interno di un nome a dominio con dei ‘trattini'. C'è da dire che negli ultimi tempi le cose sono cambiate e molti si sono accorti che mettere dei trattini non è affatto sempre conveniente. La ‘moda' dei trattini nacque insieme con la credenza (di fatto sostenibile) che i motori di ricerca privilegiassero i domini che separavano le parole con dei trattini, nel caso in cui queste parole fossero cercate in una query del motore di ricerca. Quindi, se un searcher avesse cercato su un motore di ricerca: “o mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, l'idea era che sarebbe stato privilegiato questo dominio “o-mangi-questa-minestra-o-ti-butti-dalla-finestra” piuttosto che questo “omangiquestaminestraosaltidallafinestra”. Forse una volta le cose stavano effettivamente così. Adesso non più. Per non parlare del fatto che sono sempre più rari i ‘keyphrase-domain” che possano avere una qualche utilità economica . Anche in questo caso, i migliori domini sono tutti stati già occupati, o da società che si occupano effettivamente dell'argomento in questione (per esempio: “mutuixonvenienti, finanziamentilavoro, vacanzemontagna, trovareimpiego, etc.) o da società che si occupano di ‘occupare' i domini e poi di rivenderli a chi si occupa o si vuole occupare di quel business (una pratica nata agli albori di Internet e che continua ancora oggi). La tendenza più recente è quindi quella di non puntare eccessivamente alla ‘semanticità' del dominio di secondo livello, quanto piuttosto di dare vita a un ‘bel' nome a dominio, con tutte le caratteristiche tipiche dei ‘bei nomi', nati
In questa lezione, cercheremo di affrontare un tema a nostro avviso molto importante e, purtroppo, fortemente sottovalutato anche da grandi esperti di SEM ( Search Engine Marketing ) e SEO ( Search Engine Optimization ). Quanto deve essere lungo un nome a dominio? E' meglio avere un nome a dominio lungo o corto? I domini lunghi sono migliori per i motori di ricerca, ma sono meno graditi agli utenti? L'argomento è molto interessante perché mette in comunicazione le tecniche di ‘naming' (quale nome dare a prodotti, società e servizi) e quelle di SEO ( Search Engine Optimization ) e SEM ( Search Engine Marketing ). Diciamo subito – come già spiegato in una precedente lezione - che per il nome a dominio, la brevità è senza dubbio una grande qualità. e questo è oggi più valido che in altri tempi e per una semplice ragione; prima della nascita di Internet, la decisione di che nome dare a una società, a un prodotto o a un servizio era certamente più semplice; in primo luogo perché nel mondo dell'offline ci possono essere migliaia di società con lo stesso nome e di fatto ci sono. Quanti TecnoLab ci sono al mondo? Migliaia. Ma quanti TecnoLab.com ci sono al mondo? Soltanto uno, perché – per forza di cose – i domini debbono essere univoci. Il primo problema che deve quindi affrontare chi dà vita a un nuovo sito-società è quello di trovare un nome a dominio disponibile, una cosa sempre più difficile ovviamente col passare del tempo; l'ICANN ha
Pochi ancora oggi sanno quanto può essere importante il nome del proprio sito web e per nome intendiamo il nome a dominio di secondo livello; per esempio: Google.com, Yahoo.com, Html.it, sono tutti nomi a dominio di secondo livello (i domini di primo livello sono .com, .net, .biz etc) e una scelta ragionata di un nome a dominio può essere veramente un fattore discriminante per decretare un maggiore o minore successo di un sito web.I motivi per cui bisogna prestare molta attenzione nella scelta di un nome e dominio sono diversi e possono essere ‘racchiusi' nei seguenti: •  un nome a dominio deve essere ‘attraente' per l'utente e quando dico attraente intendo dire che deve avere il minor numero di difetti.•  un difetto grave (tranne poche eccezioni da ‘ marketing studies ') è l'eccessiva lunghezza ; •  un difetto grave è la difficoltà di memorizzazione (che spesso prescinde dalla lunghezza); •  Un difetto grave è la possibilità di mistyping , ovverosia la possibilità di non ricordarsi il modo in cui si scrive il nome a dominio, pur noi ricordandoci benissimo il nome. Tipici sono i casi degli inglesismi per nomi a dominio italiani (la doppia o che si legge u) oppure dell'inserimento di numeri (just4you), o ancora l'inserimento di trattini (just-for-you). •  Un difetto grave è la mancata presenza nei principali domini di primo livello (i ‘suffissi: .com, .it). Acquistare un dominio con suffisso .biz può essere una buona idea ma solo se già si è proprietari dell'estensione .com . In caso contrario gli utenti che
La differenza fra i motori di ricerca e le directory (prima parte) La conoscenza della differenza fra un motore di ricerca e una directory è fondamentale per chiunque voglia migliorare la visibilità del proprio sito o sei propri siti in rete.Molto spesso, alcune directory vengono definite ‘motori di ricerca' e altre volte anche alcuni motori di ricerca vengono definite ‘directory'. La differenza principale è tecnica, ma questa differenza tecnica ha ovviamente delle ripercussioni importantissime in fase di indicizzazione (termine usato preferibilmente per i motori di ricerca) o di inserimento (termina usato preferibilmente per le directory).Che cosa è una directory?Una directory non è altro che un sito web che distingue, raccoglie e descrive altri siti web . Yahoo per esempio nasce come directory, anche se è sempre stato chiamato da molti ‘motore di ricerca' e questo perché la finalità dei motori di ricerca e delle directory è la medesima. (da qui nasce quindi la confusione). •  dal lato dell'utente, permettere un facile reperimento dei siti utili alle sue esigenze.•  dal lato del cliente, fare sì che il proprio sito o i propri siti siano visibili il più possibile nel World Wide Web – che conta ormai decine di miliardi di pagine – e non solo, che sia visibile per delle specifiche ‘parole-chiave' o ‘frasi-chiave' e non genericamente per utenti che potrebbero anche non essere interessati ai prodotti e/ ai servizi del sito o dei siti pubblicizzati (il traffico ‘generico' non è infatti considerato più per nulla interessante, ma rappresenta spesso solo una spesa in termini di
05 settembre 2005 Google ed il monopolio dell'informazione: analisi di un motore di ricerca Di Jacopo Gonzales Sono infinite le discussioni che questo motore di ricerca sta generando, da tutti i punti di vista, rendendoci spesso inobiettivi e googleofili per il solo gusto di esserlo. Ormai che tu legga un giornale, accenda la TV, o vada su internet, Google è sempre lì. Non solo. Google è diventato un verbo, “to google” (almeno nello slang americano) sinonimo di ricerca e di motore di ricerca (il più grande del mondo) citato e definito da vocabolari ed enciclopedie di tutto rispetto, e questo basta a spiegare quanto penetrante sia la sua presenza nelle nostre vite. Credo che la ragione, il comune denominatore di tutto ciò, sia che Sergey Brin e Larry Page, due ragazzi ora poco più che trentenni, stanno rivoluzionando (se già non lo hanno fatto) l’informazione su scala mondiale ed il modo in cui questa vada concepita. E non accennano a fermarsi, in fondo perché dovrebbero farlo? Hanno iniziato in due con un “piccolo” motore di ricerca all’università di Stanford, arrivando ad avere oggi circa 4.200 dipendenti in tutto il mondo, oltre 100.000 server per gestire praticamente tutte le pagine web esistenti sul pianeta (per la cronaca abbiamo superato quota 8 miliardi di pagine), oltre al fatto che l’80% delle ricerche fatte online vengono fatte attraverso i suoi 100 ed oltre domini nazionali. Partiamo dalla
02 settembre 2005 Spam, Privacy e il Googlepolio Viviamo ancora in un periodo in cui criticare Google, per qualsiasi motivo, ci risulta difficile. La Microsoft – anche per motivi storici e ‘genealogici’ – è sempre stata nel mirino di anti-trust e di gruppi, più o meno organizzati, di ‘oppositori’; inutile dire che Microsoft ha effettivamente esercitato un forte monopolio in numerosi campi, ma è anche vero che per questo è stata ‘in parte’ punita e che di fatto il suo potere sta lentamente diminuendo (dall’uso di altri OS, a quello di altri browser etc, per non parlare del campo dei motori di ricerca dove, se non underdog, hanno comunque ancora molta strada da percorrere prima di essere definiti a buon diritto dei concorrenti ‘seri’ di Google). Tutti coloro che hanno avuto un pc ‘powered by Bill Gates’ hanno criticato almeno una volta la Microsoft; perché il pc ‘si pianta’, perché i programmi non sono ‘aperti’, per il suo prezzo eccessivo rispetto ai costi di produzione, per semplice invidia di uno degli uomini più ricchi e più ‘smart’ del mondo. Per Google questo non vale e per diversi motivi, alcuni chiari, altri meno evidenti. In primo luogo, Google è meno ‘one man’ - dipendente di Microsoft, almeno nell’immaginario comune. Per tutti, Microsoft=Bill Gates; la stessa cosa non vale per Brin e Page in relazione a Google. Google sembra essere infatti una realtà (società quotata in borsa e che capitalizza migliaia di miliardi di

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