Mon 27 Feb 2006
L’importanza del nome dei link in uscita
Facciamo un esempio: poniamo di gestire un sito di abbigliamento e poniamo che un sito ci linki da una pagina, con il nome “cravatte in seta”; il nostro sito sarà avvantaggiato nel posizionamento quando qualcuno cercherà “cravatte in seta” o “cravatte”, ma non quando cercherà “accessori abbigliamento”, per quanto tutti sanno che le cravatte sono accessori di abbigliamento.
Al contrario di quanto si potrebbe pensare, i motori di ricerca sono molto ‘conservatori’ ; in sostanza, anche se non intenzionalmente, hanno riproposto le logiche dell’economia e della società ‘off-line’. I motivi per cui possiamo fare quest’affermazione sono molti; uno di questi è l’ “ aging ” dei link; se il vostro sito è linkato da una pagina con PR=5, possiamo dire che non tutto il ‘potere’ di questo link è passato alla pagina linkata immediatamente; il link assume un valore sempre più grande quanto più passa il tempo. Questo è motivato da ragioni ‘interne’ e da ragioni ‘esterne’.
Fra le ragioni ‘interne’ c’è una considerazione facilmente condivisibile; alcuni link possono avere una vita di pochi giorni se non addirittura di poche ore ; tipici sono i casi di news o di giornali online; in questi casi il link in uscita ha una vita breve e quindi è comprensibile che la loro ‘influenza’ sia minore di un link ‘strutturale’, che prevede un rapporto duraturo fra due siti . Ma c’è un altro motivo per cui il pagerank non ‘passa’ da una pagina all’altra immediatamente.
Nell’ultimo anno si sono enormemente diffusi siti che ‘vendono’ e ‘comprano’ link ; sarebbe più corretto dire che questi siti ‘affittano’ i link per conto terzi; questo ‘commercio’ ha sicuramente creato dei problemi al ‘cuore’ degli algoritmi di Google. I link in entrata sono sempre stati considerati positivamente perché non sono ‘controllabili’ dai webmaster e perché si è sempre pensato che nessuna pagina con un pagerank alto linkerebbe una pagina di bassa qualità. Ma che cosa accade quando è possibile comprare 100 link a PR=6 avendone la disponibilità economica? Ovviare a questo problema è ben difficile per Google.
Uno dei metodi che ha applicato recentemente (meno di un anno fa) è stata la creazione di un ‘sandbox’ in sostanza, gli inbound link cominciano a provocare un effetto benefico per il sito linkato solo dopo mesi dalla loro attivazione.
Si dice – anche se non se ne hanno prove – che il periodo di permanenza in questo ‘limbo’ sia di circa sei mesi. Obiettivamente ci sono numerosi indizi che fanno pensare che i tempi non siano più brevi; di certo questo è un ostacolo anche per i siti che sono linkati ‘naturalmente’.
Prima di concludere questa lezione sul pagerank di Google, dobbiamo ricordare due cose (strettamente correlate). Il pagerank che si visualizza nella Google Toolbar non è mai quello ‘reale’ , ovverosia quello che determina il posizionamento dei siti nelle SERPs. Si tratta in primo luogo di un pagerank approssimativo (arrotondato per difetto, dal momento che non vengono visualizzati i decimali) e – inoltre – si tratta di un pagerank non aggiornato ; un pagerank ‘apparente’ = 0 può nascondere un pagerank reale uguale a 5. Nessuno – al di fuori di chi lavora in Google – può sapere qual è il pagerank reale di un sito; anche per questo non ha molto senso fare degli scambi link basandosi principalmente sul pagerank che appare sulla toolbar di Google.