Molti webmaster pensano che i motori di ricerca possano essere ‘ingannati’, con dei ‘trucchi’ ; è sempre stato così e sarà probabilmente sempre così, solo che mentre molti anni fa era facilissimo e qualche anno fa era facile, adesso è veramente difficile . Nonostante ciò, non sono rari i casi in cui visualizziamo – anche dai migliori motori di ricerca internazionali – dei link a siti che sono di bassissima qualità e che utilizzano pratiche cosiddette ‘black hat’ (opposte a quelle legittime di ‘white hat’).

Diciamo subito che questi siti hanno ‘vita breve’ negli indici dei motori di ricerca principali (che portano ai siti circa il 98% del traffico totale dei search engines), ma è anche indubbio il fatto che possono disturbare e di molto la fruizione e l’esperienza di un navigatore di un motore di ricerca.

Sconsigliamo caldamente l’utilizzo di queste pratiche per due motivi principali:

•  in primis , come abbiamo detto sopra, la ‘vita’ media di siti che applicano pratiche irregolari di ottimizzazione è di poche settimane, se non di pochi giorni (in breve: prima che un software del motore di ricerca o un editor si accorga dell’irregolarità del sito)

•  In secondo luogo, spesso queste pratiche servono per essere posizionati bene nelle SERP (Le pagine dei risultati di ricerca), ma riescono a ottenere visite di utenti che non sono affatto interessati ai prodotti/servizi pubblicizzati e promossi effettivamente sul sito, quindi questo tipo di ottimizzazione (oltre a essere poco durevole) è anche poco utile; inutile dire che per business ‘on the fly’ è una tecnica che può avere un senso economico (anche se bisogna sempre calcolare il rapporto costi/ricavi). Non può invece avere alcun senso per siti ‘seri’ e che hanno una sana idea di business e questo anche perché le tecniche ‘black hat’ comportano un rimaneggiamento della struttura dei siti che li rende particolarmente sgradevoli e difficili nella navigazione.

Vediamo quindi quali sono le pratiche più diffuse che possono essere considerate a buon titolo ‘black hat’:)

•  Testo nascosto (tipicamente l’inserimento di keyword o frasi con o stesso colore del background o con un colore leggermente differente, di difficile percezione per l’occhio umano)

•  Inserimento di keyword ripetute e soprattutto poco attinenti con il contesto della pagina nella quale sono posizionate

•  Cloacked pages (pagine che vengono distribuite ai navigatori in una maniera differente da come vengono distribuite per i motori di ricerca)

•  Redirect (in Javascript, HTML, o direttamente lato server, come con Apache

•  Doorway pages (pagine che non hanno alcun contenuto vero e proprio e che servono esclusivamente per l’indicizzazione e per poi reindirizzare l’utente su altre pagine che sarebbe stato più difficile indicizzare e posizionare).

•  Pagine duplicate , identiche o molto simili, che servono per indicizzare più pagine di uno stesso sito senza però offrire contenuti differenti.

Il nostro consiglio è quello di non usare mai queste tecniche nel caso in cui la linea di business del sito sia ‘seria’ e il sito o i siti da posizionare-indicizzare siano destinati a un futuro nel medio e lungo periodo.