February 2006


Il funzionamento del Sand-Box è molto semplice ; un sito che viene pubblicato oggi, con tanti link in entrata (inbound link), con una buona qualità di tali link (page rank dei siti linkanti), con tanto contenuto di testo, con gli URL contenenti keyword 'popolari' all'interno della pagina, ecc, insomma, un sito con tutte 'le carte in regola', non sarà posizionato per alcuni mesi. Questo filtro dovrebbe persuadere i webmaster ad evitare pratiche 'artificiali' perché a fronte, per esempio, dell'acquisto di vari link in entrata (e quindi a fronte di una spesa immediata) non vi sarebbero ritorni se non dopo mesi; pare che la durata della permanenza del sito nel Sand-Box possa variare da un mese a sei mesi; le variabili in gioco sono molte. Premesso che questo 'filtro' sembra si applichi solo a questi siti che sono stati pubblicati dopo il mese di marzo del 2004, possiamo dire che più il settore è competitivo, più le keyword sono popolari, più sarà lunga la permanenza nel Sand-Box. Diciamo che la durata media sembra essere di tre mesi, ma non è detto che essa non duri di più per alcune keyword (le più competitive). A chi si chiedesse quali siano i modi per accelerare l'uscita da questa Sand-Box (posto che ci si sia entrati), possiamo consigliare alcune procedure: in primis, non pensarci e agire come se Google non esistesse affatto, continuare ad aggiungere contenuti alle pagine e soprattutto continuare ad aggiungere link in entrata, possibilmente nella maniera più 'naturale' possibile, ovverosia non dieci link in un giorno
L'importanza del nome dei link in uscita Facciamo un esempio: poniamo di gestire un sito di abbigliamento e poniamo che un sito ci linki da una pagina, con il nome “cravatte in seta”; il nostro sito sarà avvantaggiato nel posizionamento quando qualcuno cercherà “cravatte in seta” o “cravatte”, ma non quando cercherà “accessori abbigliamento”, per quanto tutti sanno che le cravatte sono accessori di abbigliamento. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, i motori di ricerca sono molto ‘conservatori' ; in sostanza, anche se non intenzionalmente, hanno riproposto le logiche dell'economia e della società ‘off-line'. I motivi per cui possiamo fare quest'affermazione sono molti; uno di questi è l' “ aging ” dei link; se il vostro sito è linkato da una pagina con PR=5, possiamo dire che non tutto il ‘potere' di questo link è passato alla pagina linkata immediatamente; il link assume un valore sempre più grande quanto più passa il tempo. Questo è motivato da ragioni ‘interne' e da ragioni ‘esterne'. Fra le ragioni ‘interne' c'è una considerazione facilmente condivisibile; alcuni link possono avere una vita di pochi giorni se non addirittura di poche ore ; tipici sono i casi di news o di giornali online; in questi casi il link in uscita ha una vita breve e quindi è comprensibile che la loro ‘influenza' sia minore di un link ‘strutturale', che prevede un rapporto duraturo fra due siti . Ma c'è un altro motivo per cui il pagerank non ‘passa' da una pagina all'altra immediatamente. Nell'ultimo anno si sono enormemente diffusi
Abbiamo detto che non tutti i link hanno lo stesso peso; ma che cosa ne determina il peso? I fattori, come sempre quando parliamo di algoritmi di motori di ricerca, sono molteplici. 1) pagerank del sito linkante 2) diluizione del pagerank proporzionato ai link in uscita ( outbound link ) dal sito linkante 3) attinenza dei contenuti del sito linkante con i contenuti del sito linkato 4) nome del link Il primo punto è chiaramente di grande importanza; un inbound link di un sito acquista importanza in ragione del pagerank della pagina da cui proviene; se il sito linkante ha PR=0, possiamo stare certi che non avrà alcun influsso positivo sul posizionamento del sito linkato; se invece il sito ha un pagerank alto, è probabile che il suo influsso sarà importante; diciamo “probabile” semplicemente perché il pagerank di un sito può essere ‘diluito' dalla contemporanea presenza di altri link in uscita. Per semplificare le cose, potremmo dire che una pagina a PR=5 che conta 5 link in uscita (da non confondere con gli internal links ) distribuisce per ogni link il valore di 5/5, quindi di 1. L'esempio non è molto corretto perché potrebbe sembrare che essere linkati da un sito che ha PR=1 e un solo link in uscita sia la stessa cosa che essere linkati a una pagina a PR=5 e 5 link in uscita. Non è affatto così; una pagina a PR=1 è completamente ininfluente, mentre una pagina a PR=5 (anche se conta decine di link) dà un grosso contributo al miglioramento
Sono ormai tanti anni che i webmaster di tutto il mondo si sforzano di far crescere il pagerank dei propri siti. Anzi, è ormai diventato così un ‘must' che molti non si ricordano nemmeno di che cosa si tratti effettivamente, attribuendogli spesso meriti o demeriti che invece non gli appartengono. In questo articolo non daremo dei particolari insider per riuscire a far crescere il pagerank del proprio sito web, quanto piuttosto cercheremo di ricapitolare e di spiegare quanto più chiaramente possibile quali ne siano le caratteristiche (e funzioni) principali. Cominciamo con una curiosità: il pagerank riguarda il ‘rank' (anche ‘peso', ‘forza') di una pagina web, ma non vi è dubbio che il suo nome sia stato in buona parte determinato dal cognome del suo inventore: Larry Page ( co-founder di Google). Chiusa questa curiosa parentesi e prima di analizzare nel dettaglio il ‘concetto' di pagerank, dobbiamo sottolineare una cosa: se siamo interessati al pagerank come a uno strumento/sintomo per valutare le possibilità di indicizzazione e posizionamento di un sito, dobbiamo ricordarci che questa è solo una variabile su decine se non centinaia che concorrono a creare l'algoritmo di Google e quindi non può essere considerata assolutamente prioritaria. Io stesso ho verificato che siti che hanno pagine con PR ( pagerank ) = 0 possono contare parecchie migliaia di utenti unici al mese, mentre siti che hanno pagine con PR=6 solo alcune decine. Il pagerank , come abbiamo detto, rappresenta dunque il ‘valore' (o meglio, uno dei valori) di un sito secondo Google (quindi non ha
I migliori motori di ricerca hanno cominciato da tempo ad analizzare la struttura dei siti, utilizzando questa analisi per valutare la qualità del sito e quindi il suo minore o maggiore ‘diritto' per essere indicizzato e posizionato con un buon ranking (il ranking è appunto il posizionamento dei siti in un motore di ricerca e – più specificamente – in una pagine di un motore di ricerca (una SERP). Questo nuovo modo di ‘leggere' i siti ha sicuramente portato a dei notevoli vantaggi, sia in fase di visualizzazione dei risultati di ricerca, sia in fase di realizzazione dei siti stessi: Ma che cosa si intende per buona struttura? In primo luogo una buona struttura arte dalla home page, che non deve contenere troppi link e soprattutto che deve raccogliere i link in sezioni di modo che siano facilmente individuabili da parte degli utenti. Google sconsiglia inserire più di 100 link per ciascuna pagina. A mio parere, si tratta di un limite estremo che deve essere de fact abbassato a 50. Bisogna poi ovviamente distinguere tra link esterni ( external linking ) e link interni ( internal linking ). La somma dei link esterni e quella dei link interni non deve eccedere il numero di ottanta e questo esclusivamente per la home page . Per la pagine interne del sito il numero di link (a meno che non si tratti di subhomepage) deve essere ridotto almeno della metà. Un altro importante parametro è la distribuzione delle pagine interne . E' bene evitare che per raggiungere una
Molti webmaster pensano che i motori di ricerca possano essere ‘ingannati', con dei ‘trucchi' ; è sempre stato così e sarà probabilmente sempre così, solo che mentre molti anni fa era facilissimo e qualche anno fa era facile, adesso è veramente difficile . Nonostante ciò, non sono rari i casi in cui visualizziamo – anche dai migliori motori di ricerca internazionali – dei link a siti che sono di bassissima qualità e che utilizzano pratiche cosiddette ‘black hat' (opposte a quelle legittime di ‘white hat'). Diciamo subito che questi siti hanno ‘vita breve' negli indici dei motori di ricerca principali (che portano ai siti circa il 98% del traffico totale dei search engines), ma è anche indubbio il fatto che possono disturbare e di molto la fruizione e l'esperienza di un navigatore di un motore di ricerca. Sconsigliamo caldamente l'utilizzo di queste pratiche per due motivi principali: •  in primis , come abbiamo detto sopra, la ‘vita' media di siti che applicano pratiche irregolari di ottimizzazione è di poche settimane, se non di pochi giorni (in breve: prima che un software del motore di ricerca o un editor si accorga dell'irregolarità del sito) •  In secondo luogo, spesso queste pratiche servono per essere posizionati bene nelle SERP (Le pagine dei risultati di ricerca), ma riescono a ottenere visite di utenti che non sono affatto interessati ai prodotti/servizi pubblicizzati e promossi effettivamente sul sito, quindi questo tipo di ottimizzazione (oltre a essere poco durevole) è anche poco utile; inutile dire che per business ‘on the fly'
Uno dei momenti più importanti, quando si sceglie di avviare o di continuare un'attività in Rete è quella della scelta dell'hosting e intendiamo qui per hosting la scelta dei server e della connettività che sono condizioni necessarie per fare sì che il proprio sito o i propri siti siano visibili nel World Wide Web . Spesso l'hosting (nella definizione che ne abbiamo dato e che comprende anche l'housing ovviamente) viene sottovalutato nella strategia che un proprietario di un sito applica per ottenere il massimo della visibilità, ma possiamo dire che questo è uno dei fattori ‘off-page' (ovverosia che non concernono quanto sta ‘scritto' sulle pagine web) tra i più importanti e per diversi motivi. In primis , l'hosting deve garantire una facile accessibilità al sito da parte dell'utente. Un sito che si apre lentamente, che è spesso ‘off-.line' o che presenta problemi di connessioni saltuari dà una pessima immagine di sé e disturba seriamente il navigatore (l'utente o potenziale utente del sito), impedendone la fidelizzazione. E' ovvio che la soluzione ideale – per chiunque intraprenda un'attività in Internet – è quella di avere dei server proprietari e di avere una connettività che garantisca anche i picchi di accesso (per esempio nei momenti ‘caldi' della giornata o delle ‘stagioni'). E anche vero però che spesso ospitare un sito su proprie macchine può essere molto costoso e non sempre è necessario. Nel caso quindi in cui non sia abbia la disponibilità per ospitare un sito su macchine proprietarie, la soluzione ideale è quella di affidarsi a un
Nel compilare Il file Robots.txt (è errato al singolare Robot.txt) è un file di testo (come è evidente dalla sua estensione) che è stato pensato proprio per dare delle indicazioni ai motori di ricerca in fase di ‘spidering'. Lo spidering è quell'azione – compiuta appunto da un motore di ricerca (o spider, crawler, bot), che è finalizzata allo scaricamento e all'immagazzinamento di pagine web che sono disponibili pubblicamente in Internet. Il file Robots.txt è fondamentale per varie ragioni : In primis , bisogna pensare che non tutti i siti web che sono pubblicati in rete desiderano essere indicizzati nei motori di ricerca . Può sembrare un paradosso, ma molti siti sono pensati per una cerchia ristretta di utenti e non desiderano ottenere una pubblicità eccessiva o un pubblico diverso da quello che si è scelto di avere. Certo, si tratta di casi isolati rispetto alla maggior parte dei siti web (i cui proprietari gradiscono siano visualizzati sempre il più possibile, anche con ricerche – query – non perfettamente attinenti), ma sono casi che esistono. Lo standard per l'esclusione dei robot (che – come abbiamo detto – è sinonimo di ‘spider') si utilizza un normale file di testo, da creare attraverso un qualunque text editor (bbedit, textpad, wordpad etc). Questo file deve essere chiamato "robots.txt" e contiene , in un particolare formato, delle istruzioni che possono impedire a tutti o soltanto ad alcuni spider (quindi: motori di ricerca) il prelievo di alcune o tutte le pagine del sito. Una volta creato il file robots.txt, questo deve
Nel compilare le tre META i cui sopra (Titolo, Descrizione e Keywords) bisogna seguire alcune regole fondamentali. 1) La descrizione La descrizione non deve essere troppo lunga; 50 parole possono già essere considerate un numero-limite; le descrizioni più corte sono più efficaci in alcuni motori. È saggio inserire le parole-chiave anche nella descrizione, non trascurando però la forma grammaticale e il significato, deve cioè essere una frase di senso compiuto. In sostanza, la descrizione non deve essere un'accozzaglia di parole e aggettivi ma deve essere una frase di senso compiuto intelligibile da un essere umano. 2) Le parole-chiave Le parole-chiave inserite nelle apposite META debbono essere effettivamente attinenti con i contenuti del sito. Nel caso in cui queste keyword siano estranee ai contenuti del sito (e si intendano qui i contenuti del testo delle pagine) è facile che l'effetto sia negativo. Ovverosia: è vero che i motori di ricerca di tecnologia moderna (post Altavista, diciamo) non considerano primariamente le parole-chiave inserite nelle META per ‘capire' di che cosa tratta il sito stesso (o meglio, la pagina del sito stesso) ma è altrettanto vero che se queste sono in contraddizione o anche solo non attinenti con quanto contenuto nel testo della pagina l'effetto è seriamente negativo e il sito può essere penalizzato. Il consiglio è quello di non inserire più di 10 keyword per pagina, dal momento che difficilmente una pagina web può abbracciare seriamente più di dieci argomenti e un altro consiglio utile è quello di separare le keyword da una virgola e non da
I meta tag (o anche le meta tag) servono per fornire informazioni supplementari su un una pagina web in una forma standardizzata che solo i motori di ricerca possono leggere, ma che non possono essere viste sa un essere umano durante la visualizzazione da browser; per questo esse sono particolarmente importanti per il posizionamento e l'indicizzazione nei motori di ricerca.Le meta (le chiameremo così per comodità) fondamentali per l'indicizzazione di un sito in un motore di ricerca sono 3 Title (titolo) Keyword (parole-chiave o frasi-chiave) Description (la descrizione del sito appunto) Agli albori dell'internet commerciale (diciamo alla fine della prima metà degli anni '90) le Meta erano di fondamentale importanza per il posizionamento e l'indicizzazione nei motori di ricerca . In quel periodo, aleggiava una grande fiducia nei confronti dei proprietari dei siti web (che venivano genericamente definiti ‘webmaster') e si pensava quindi che la descrizione che essi davano del proprio sito fosse la più attinente possibile e fosse quindi la più grande risorsa che un motore di ricerca avesse per cercare di classificare e di posizionare siti e pagine web (a dire la verità, oltre a un discorso di fiducia c'erano poche alternative a questo sistema).. Le cose però non sono andate come si credeva e poco dopo l'introduzione delle META e la loro canonizzazione nella lettura che ne facevano i motori di ricerca, tanti webmaster cominciarono a ‘ingannare' i serach engine inserendo nelle META (titolo, descrizione e keyword) delle informazioni che non erano affatto attinenti con i contenuti del sito ma che semplicemente

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