09 giugno 2005
Plaxo: restiamo in contatto

Di Fabio Montuori - Ingegnere elettronico

Se fosse sfuggito, notiamo che alla base del processo c’è la fiducia: se chi scrive e chi riceve si conoscono e hanno i propri riferimenti nelle rispettive rubriche, non trovano invadente e non sollecitata la richiesta di aggiornamento dei dati, atto dovuto che tutela sempre il destinatario.
Primo risultato per chi utilizza Plaxo: rispetto pieno della legge della privacy a costo zero e possibilità di utilizzare liste di contatti con l’autorizzazione a ricevere offerte e promozioni senza il rischio di passare per spammer.
In teoria, ma non è una pratica di cui abusare e a mio avviso non è redditizia in termini di click-through, è possibile utilizzare Plaxo anche come veicolo delle promozioni, magari inviando una breve descrizione dell’offerta e un link di approfondimento che rimanda al sito per la proposta di acquisto.
In secondo luogo, Plaxo ci consente di recuperare i contatti perduti attraverso la possibilità di rintracciare nuove e-mail conoscendo le obsolete. In effetti ogni volta che un utente Plaxo cambia la propria e-mail di riferimento, può memorizzare le vecchie e-mail e fare in modo così di essere rintracciato anche attraverso la vecchia e-mail non più funzionante. Sembra una ghiotta preda per gli spammer, ma non è così semplice prenderla nel sacco, vediamo perché.

- Uno spammer che voglia utilizzare Plaxo per pulire le proprie liste deve condividere la sua rubrica attivando un account pubblico, in tal modo, anche utilizzando false identità, comunque è rintracciabile in modo univoco, garantito dalla registrazione che lo espone comunque a un rischio;
- all’arrivo di una e-mail di Plaxo per la richiesta di connessione, l’utente vittima dello spam può rifiutarsi e garantirsi così di non ricevere più e-mail da quell’utente tramite Plaxo;
- il caso peggiore che si può avere è che lo spammer, pulite le liste, invierà comunque un numero inferiore di e-mail rispetto a quelle che aveva preventivato, riducendo comunque, in larga scala, i costi di gestione del fenomeno.


Quindi, riassumendo questo punto, Plaxo è in parte utile anche agli spammer, perché comunque consente di avere liste di contatti sempre aggiornate, ma questo non è di per sé un aggravante del fenomeno, semmai il contrario! Ne riduce i costi di gestione! Inoltre, chi è vittima dello spam non lo è diventato a causa di Plaxo, dato che lo spammer comunque aveva avuto accesso a quell’indirizzo e-mail attraverso altri canali. Ho personalmente sperimentato Plaxo dal 2002 con due account: il primo già era vittima di spamming, il secondo nuovo di registrazione. Nel primo non ho notato aumento della frequenza di spam attribuibile all’uso di Plaxo, nel secondo ho ancora oggi zero messaggi classificati come spam, senza utilizzare filtri di alcun genere.
Secondo risultato per chi utilizza Plaxo: contatti sempre aggiornati anche conoscendo solo vecchi indirizzi e possibilità di individuare e neutralizzare eventuali spammer. Riflessione finale
Al di là delle questioni sollevate da Plaxo, il problema dello spam o di essere classificati come spammer esiste e limita molto le iniziative di e-mail marketing. Forse la Rete ha bisogno di una struttura tecnologica che consenta più facilmente di creare e instaurare quei rapporti di fiducia che stanno alla base di qualunque buon affare. Sia che si parli di Plaxo o di qualunque altra "trovata", la questione di fondo resta il legame indissolubile tra l’identità digitale e il sistema di fiducia che gli si deve costruire intorno. Ben vengano strumenti che facilitino questo edificio, non saranno mai perfetti finché saranno usati per minarne le fondamenta: è la cultura e il buon senso che restituiranno alla tecnologia il giusto valore che merita.