September 2005
Monthly Archive
Thu 29 Sep 2005
29 settembre 2005 Viral Marketing (Virale): ADV e Marketing Creativo Di Alessandro Mirri L'inventiva e la creatività al servizio di liberi professionisti e aziende alla ricerca di visibilità e contatti per la propria attività on-line. Quali sono le nuove frontiere della pubblicità on-line creativa? Da metà giugno a questa parte qualcuno avrà ricevuto, sottoforma di newsletter o da parte di un amico, una e-mail contenente una curiosa animazione di una bocca femminile, che rimprovera in continuazione l'ipotetico fidanzato. Inutile cliccare ripetutamente sul pulsante "Falla smettere", la voce ricomincerà daccapo, finché, all'ennesimo tentativo, il misterioso messaggio viene svelato... Così inizia l'articolo frizzante ed incisivo Una fidanzata rompiballe è campagna virale per Parla.it postato su ninjamarketing.it da Mirko Pallera, ideatore e co-fondatore del progetto NinjaMarketing. Parla.it è una S.p.A. di proprietà del Gruppo France Telecom, uno dei principali operatori telefonici a livello globale. In Italia il nome Parla.it è spesso affiancato al mondo del VoIP: un terreno che ha permesso a questa società di penetrare il mercato italiano in aperta concorrenza con Telecom Italia. Come questa Grande Azienda, il cui patrimonio genetico è internet, internet e ancora internet, diverse altre Grandi stanno investendo sulla
Fri 16 Sep 2005
16 settembre 2005 Registrar spamming: percezione o realtà? Di Jacopo Gonzales Questo articolo nasce dalla necessità di trattare, sotto una luce diversa, uno tra i temi più conosciuti: lo spam, o meglio ciò che l’utente può percepire come tale, ogni qualvolta viene mal guidato. Partiamo da un concetto di base: quando l’utente naviga in internet è a caccia dei suoi contenuti, riflesso dei suoi desideri. La bravura dei marketer sta nel riuscire a soddisfare quel desiderio in quello specifico momento, offrendo al consumatore ciò che egli cerca, sia che egli sia arrivato a noi attraverso un link o tramite uno dei tanti motori di ricerca a disposizione, sia che abbia digitato il nostro indirizzo nella barra delle Url. Il concetto non cambia. Forse molti di voi ignorano alcuni servizi che i big del contextual advertising hanno pensato per far guadagnare i Registrar di siti internet (eh già proprio quelli cui vi rivolgete voi) che hanno a disposizione una notevole quantità di domini parcheggiati. Cosa sono? Beh i c.d. parked domains sono in sostanza tutti quei domini che vengono acquistati
Fri 16 Sep 2005
16 settembre 2005 Un 'porn marketer' è più bravo di Nielsen? Questo titolo potrà a molti sembrare eccessivo o semplicemente 'sbagliato'; a molti potrà sembrare invece solo provocatorio, teso a incuriosire il (potenziale) lettore. A mio parere c'è del vero in tutte queste ipotesi, ma c'è del vero anche nel titolo stesso. Il 'porn webmarketing' propriamente non esiste, così come non esiste il 'food webmarketing'; ciò a cui qui facciamo riferimento è quella 'scuola' (senza caposcuola) che l'industria della pornografia ha rappresentato e tutt'oggi rappresenta per tutto il web mondiale (con una particolare attenzione agli U.s.a., dove sia Internet sia l'industria del porno trovano la loro massima espressione). A questo proposito, prima di cercare di capire perché il 'porn marketing' è una cosa molto seria (leggasi scientifica ed economicamente rilevante), diamo uno sguardo agli 'hard data' che riguardano l'industria della pornografia mondiale (con breakdown sugli U.s.a e sul World Wide Web). Cominciamo col dire che l'industria pornografica mondiale genera circa 57 miliardi di dollari l'anno, in tutto il mondo, pari alla metà del prodotto interno lordo di una nazione come l'Italia, di cui 12 miliardi appartengono al solo mercato statunitense. Questo dato accorpato è divisibile in diverse sezioni (tutti i dati sono espressi in U.s. dollars). Video per adulti (sia VHS sia DVD) 20 MlD Servizi escort (maschili e femminili) 11
Fri 16 Sep 2005
La fine della semplicita’ come l’avvento dell’era digitale sta per cambiare le regole del marketing e per sempre… o forse no
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16 settembre 2005 La fine della semplicità come l'avvento dell'era digitale sta per cambiare le regole del marketing e per sempre... o forse no Di Maurizio Goetz Consulente di Marketing Digitale Coordinatore Dipartimento di Marketing Digitale, Associazione Italiana Marketing Oramai ho perso il conto del numero di volte che ho letto e riletto il bellissimo libro curato da Gianluca Bocchi e da Mauro Ceruti che si intitola “La sfida della complessità”. E’ un volume pubblicato nel 1985, ma incredibilmente attuale. Raccoglie diversi saggi di grandi pensatori come Edgar Morin Ilya Prigogine, Francisco K Varala, che riflettono su una realtà che cambia e che diventa sempre più complessa. Il primo saggio introduttivo di Mauro Ceruti si apre con questa citazione di San Giovanni della Croce: “Per raggiungere il punto che non conosci, devi prendere la strada che non conosci”. Mi sono sempre occupato di innovazione nei campi del marketing e nella comunicazione e ho cercato di seguire questa filosofia. Oggi le strade che non conosciamo sono numerose ma la maggior parte delle persone preferisce rimanere su quelle già tracciate. Il mondo si sta digitalizzando e sta diventando sempre più interconnesso e complesso. Abbiamo a nostra disposizione una quantità sempre maggiore di media, più scelte di contenuti, servizi, dispositivi di fruizione e un maggiore controllo nel modo in cui lavoriamo, ci informiamo, comunichiamo, impariamo e ci divertiamo. Se internet a banda
Fri 16 Sep 2005
I risultati della ricerca Eyetrack III: i siti web visti attraverso gli occhi degli utenti
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16 settembre 2005 I risultati della ricerca Eyetrack III: i siti web visti attraverso gli occhi degli utenti I siti web dedicati alle news esistono da più di 10 anni e gli editori e i designer si trovano ancora di fronte a molte domande che non hanno una risposta: “E’ efficace il layout della home page?” “Che effetti producono i “blurbs” (sottotitolo posto sotto il titolo nella home page) se confrontati con i titoli?” “Quando è utile ricorrere al multimediale?” “Gli annunci pubblicitari sono posizionati in modo da poter essere ben visibili agli utenti?” La ricerca di Eyetrack III presentata dal Poynter Institute, dall’Estlow Center for Journalism & New Media e dall’azienda Evertools potrebbe aiutare a rispondere a queste e ad altre domande. Occorre precisare che essa non fornirà le risposte immediate a queste domande ma combinando i risultati di Eyetrack III con altre misure già usate per gestire i siti web di news – prove di usabilità, sessioni di gruppo (“focus group”), analisi dei log – essi potrebbero fornire alcune direzioni per il miglioramento di nuovi siti web. Nella ricerca Eyetrack III sono state osservate per un’ora 46 persone mentre i loro occhi esploravano siti web dedicati alle news, creati specificatamente per questa prova, non erano quindi siti realmente esistenti. In questo articolo forniremo una descrizione di quanto abbiamo osservato. Prima di procedere ai risultati chiave dello studio, forniamo qualche
Mon 12 Sep 2005
12 settembre 2005 Quanto deve essere lungo un nome a dominio? In questo articolo cercheremo di affrontare un tema a nostro avviso molto importante e, purtroppo, fortemente sottovalutato anche da grandi esperti di SEM (Search Engine Marketing) e SEO (Search Engine Optimization). Quanto deve essere lungo un nome a dominio? ‘Funzionano’ di più i nomi lunghi o quelli corti? I domini lunghi sono migliori per i motori di ricerca, ma peggiori per gli utenti? Queste domande comportano evidentemente la contaminazione tra l’arte (perché di questo si tratta) del naming (una nobilissma branca del copywriting e del marketing) e la tecnica del SEM-SEO. Abbiamo già affrontato questo tema precedentemente e quindi ci soffermeremo meno sulle caratteristiche che deve avere il nome a dominio di un sito e maggiormente sulle caratteristiche che debbono avere gli url (sì, è maschile...) delle pagine del sito stesso. Diciamo subito che per il nome a dominio ‘shorter is better’ e questo è oggi più valido che in altri tempi e per una semplice ragione che spiegheremo ora; prima della nascita di Internet, la decisione di che nome dare a una società, a un prodotto o a un servizio era certamente più semplice; in primo luogo perché nel mondo dell’offline ci possono essere migliaia di società con lo stesso nome e di fatto ci sono.
Fri 9 Sep 2005
Strategie per acquisire nuovi clienti: come trasformare i propri sforzi in un successo con il Sale Funnel
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09 settembre 2005 Strategie per acquisire nuovi clienti: come trasformare i propri sforzi in un successo con il Sale Funnel - PRIMA PARTE - A cura di Simone Lovati Il marketing concentra da sempre la maggior parte dei propri sforzi nel condizionare il mercato, cercando di convincere aziende e consumatori che i propri prodotti o servizi siano migliori della concorrenza. In un precedente articolo (“Lancio di un Nuovo Prodotto: come evitare “gli errori capitali”) ho parlato di quanto queste attività spesso si basino su una conoscenza del target limitata, oggi voglio spostare l’attenzione su un altro aspetto spesso trascurato: “non tutti sono già pronti ad acquistare!” Pensate alle vostre campagne pubblicitarie, ai cataloghi, ai mailing o ad altre tattiche come le sponsorizzazioni e gli eventi. Sono in grado da sole di generare domanda? La risposta è no! Possono essere, di contro, ottime opportunità per influenzare il futuro processo d’acquisto. Facciamo un esempio. Immaginate di commercializzare fotocopiatrici e di aver organizzato una campagna di telemarketing per acquisire nuovi clienti. Grandi sforzi si sono fatti sulla tattica, sulla composizione del questionario e sulla comunicazione dell’offerta, siete sicuri di aver lavorato bene, ma i risultati di vendita non sono stati quelli attesi. Perché?
Tue 6 Sep 2005
06 settembre 2005 L'importanza dello spazio bianco Di Alina Teleanu Il valore dello spazio bianco: in un sito di brand ed in un sito informativo Lo spazio bianco, conosciuto anche come spazio negativo rappresenta lo spazio vuoto fra i vari paragrafi di testo e gli elementi grafici. Nonostante sia molto trascurato da certi designer, lo spazio bianco ha il suo valore ed è uno dei componenti chiave di un sito di successo. Qui dobbiamo sottolineare però la differenza fra un sito di brand e un sito informativo. Se in un sito informativo la presenza dello spazio bianco è quasi obbligatoria, un sito di brand non ha bisogno dello spazio bianco. Spesso il colore definisce un brand. Un sito di brand deve essere semplice, facilmente identificabile e ricordabile. Un sito di brand si deve differenziare da prodotti simili, deve attirare l'attenzione dell'utente e rimanere nella sua mente, creando un'esperienza emozionale positiva. Qual è il colore della Coca-Cola? Se guardiamo per esempio il sito: http://www.coca-cola.com/index1.html notiamo che non c'è spazio bianco ed il colore predominante è il rosso caratteristico che troviamo sull'etichetta della famosa bevanda. Questo può essere il più esauriente esempio di un sito di brand che non usa lo spazio bianco, perché non ne ha bisogno, ma ci sono anche altri tantissimi esempi: - http://www.nike.com/main.html -
Tue 6 Sep 2005
06 settembre 2005
Il marketing d'interfaccia - l'interfaccia persuasiva
Di Alina Teleanu
Il ruolo dell'usabilità nel web
"L'usabilità governa il web. Se un cliente non riesce a trovare un prodotto, non lo comprerà" diceva Jakob Nielsen,
il 'guru' dell'usabilità nel suo libro: "Designing web usability".
Qualche anno fa il concetto di usabilità era ristretto alla teoria di portare alla semplicità e alla comodità,
di aiutare l'utente a trovare con facilità quello che cerca, di non essere invaso dal sentimento di frustrazione e
smarrimento generato dalla difficoltà di accedere alle informazioni.
Da un pò di tempo invece, l'usabilità inizia a svolgere un ruolo diverso, un ruolo più ampio, cioè
quello di convincere ed incitare all'azione attraverso l'interfaccia.
Perciò la teoria di Nielsen può essere adattata semplicemente in questo modo:
se un cliente non riesce a trovare un prodotto, non lo comprerà, ma se un prodotto non riesce a far scattare nel cliente
un impatto emotivo non lo comprerà lo stesso.
Perciò oggi giorno possiamo dire di parlare di un nuovo tipo di usabilità, le regole sono le stesse,
ma il concetto si sta sviluppando, sta cambiando.
Questo succede qui come in tutti i campi, chi resta fermo muore, chi va avanti e cerca nuovi
Mon 5 Sep 2005
Google ed il monopolio dell’informazione: analisi di un motore di ricerca
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05 settembre 2005 Google ed il monopolio dell'informazione: analisi di un motore di ricerca Di Jacopo Gonzales Sono infinite le discussioni che questo motore di ricerca sta generando, da tutti i punti di vista, rendendoci spesso inobiettivi e googleofili per il solo gusto di esserlo. Ormai che tu legga un giornale, accenda la TV, o vada su internet, Google è sempre lì. Non solo. Google è diventato un verbo, “to google” (almeno nello slang americano) sinonimo di ricerca e di motore di ricerca (il più grande del mondo) citato e definito da vocabolari ed enciclopedie di tutto rispetto, e questo basta a spiegare quanto penetrante sia la sua presenza nelle nostre vite. Credo che la ragione, il comune denominatore di tutto ciò, sia che Sergey Brin e Larry Page, due ragazzi ora poco più che trentenni, stanno rivoluzionando (se già non lo hanno fatto) l’informazione su scala mondiale ed il modo in cui questa vada concepita. E non accennano a fermarsi, in fondo perché dovrebbero farlo? Hanno iniziato in due con un “piccolo” motore di ricerca all’università di Stanford, arrivando ad avere oggi circa 4.200 dipendenti in tutto il mondo, oltre 100.000 server per gestire praticamente tutte le pagine web esistenti sul pianeta (per la cronaca abbiamo superato quota 8 miliardi di pagine), oltre al fatto che l’80% delle ricerche fatte online vengono fatte attraverso i suoi 100 ed oltre domini nazionali. Partiamo dalla